domenica 7 ottobre 2018

VANGELO_ al 07 ottobre 2018_Commento di Nicola Borgo


Pubblichiamo i commenti al Vangelo della settimana, 
scritti da mons. Nicola Borgo per il
settimanale friulano "LA VITA CATTOLICA" 










Nelle domeniche di Quaresima don Nicola non scrive sul settimanale 
ma  solo per questo blog
 



 


Nelle domeniche di Avvento don Nicola non scrive sul settimanale 
ma  solo per questo blog



In ottobre, mese delle Missioni, don Nicola non scrive sul settimanale 
ma  solo per questo blog 



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A causa  di un  errore della redazione sul numero del 13 settembre 
è stato pubblicato  lo stesso articolo della scorsa settimana.
Pubblichiamo dunque il testo inviato in redazione.


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Il settimanale è in ferie per due settimane ma don Nicola ha ugualmente scritto il suo commento  per questo blog.

Domenica 27 agosto 2017
XXI DOMENICA T.O. a  
Is 22, 19-23 • Rm 11, 33-36 • Sal 137 • Vangelo Mt 16, 13-20

Più volte i profeti hanno amaramente denunciato individui che osteggiavano la loro opera o travisavano il loro messaggio (Ger 20, 1-6). Sebna era uno degli ufficiali di corte che aveva cercato di persuadere Ezechia a ribellarsi contro l'Assiria e a chiedere l'aiuto egiziano opponendosi così alla neutralità che Isaia proponeva con vigore. Come Assalonne (2 Sam 15, 1) il maestro di palazzo Sebna viaggiava su carri per mostrare il suo alto grado.
L'esperienza personale di Paolo, prima e dopo l'evento di Damasco, riconsidera la storia di Israele e quella degli uomini nella sua globalità: la corruzione e i danni conseguenti non avranno l'ultima parola perché inseriti e raccolti da una volontà di salvezza, quella di Dio in Gesù Cristo.
L'invito di Gesù ai discepoli è utilmente provocatorio: è indispensabile che ogni ricerca ed esperienza di lui maturi in una decisione perché solo a questo punto si stabilisce quel legame vitale che orienta la vita e genera salvezza.
Fra le varie connotazioni che vengono dalla cultura, dalla storia, soprattutto dall'ambiente in cui si vive e si giudica, è urgente approdare a una conclusione personale che innervi il proprio quotidiano.
Ogni esperienza, specialmente quella con una persona, ha bisogno della condivisione concreta: solo così la persona 'altra' diventa presente e può essere seriamente conosciuta.
Non si può discutere eternamente su Cristo: è necessario vivere una prassi concreta dove le scelte sono le stesse anche se i contesti storicamente diversi. La confessione di messianicità è attribuita da Gesù alla rivelazione divina.
Tra la ricerca personale intorno alla storia e al messaggio di Gesù di Nazareth e la convinzione certa che in lui si rivela il Figlio, c'è un salto di qualità: a un certo punto la ricerca non ha più senso come sforzo apologetico perché una luce improvvisa, donata, chiarisce ogni cosa e rende Gesù così prossimo, così vero, così evidente da muovere la volontà a una prassi di perfetta e profonda sintonia.
Il Salmo 137 ci invita a dire grazie. Non è facile: di solito abbiamo la convinzione che l'unica cosa certa e ragionevole sia la nostra solitudine. La preghiera nasce quando abbiamo il coraggio e corriamo il rischio di rapportarci a un ‘tu’.
Vi sono momenti in cui siamo in preda allo scoramento, non abbiamo più forza per continuare la fatica quotidiana. Aprirsi a Dio non vuol dire alienarsi, ma sentire una presenza solidale con il mistero della vita che non può non avere un fondamento e un compimento.
Siamo un potenziale prezioso, ma c'è il pericolo di consumare l'esistenza come possesso: ingigantire se stessi e adoperare gli altri è sterile. Considerarsi dono e vivere le qualità che si hanno come qualche cosa da offrire per la crescita delle persone e dell'ambiente in cui si vive, è fondamentale.

Il poeta ci aiuta a dare credito alle parole di Gesù a Pietro confessante: "E Gjesù: «Cheste scuvierte \ -soi content par te, Simon!- \ 'e no nas  de sô culture, \ par vê vût l'inspirazion, \ ma 'l è don di lûs dal Pari»."



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Domenica 20 agosto 2017
XX DOMENICA T.O. a  
 Is 56, 1. 6-7 • Rm 11, 13-15 . 29-32 • Sal 66 • Vangelo Mt 15, 21-28

Matteo in forma narrativa pone il tema della salvezza offerta ai pagani: è la fede, la porta d’ingresso che fa superare tutti gli steccati che, in quel momento storico, dividevano ebrei e pagani.
A Gesù si presenta una donna cananèa, pagana quindi, che nel bisogno è spinta dall’istinto materno a chiedere la guarigione della figlia tormentata da un demonio. 
Gesù non le rivolge neppure una parola. Anche l’insistenza dei discepoli che lo spingono a guarirla si rivela inutile. Alle pressioni reiterate della donna Gesù precisa l’indicazione programmatica della sua missione: “Non sono stato invitato che alle pecore perdute della casa d’Israele”.
A questo punto il dialogo di Gesù con la donna si fa serrato. “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”, precisa Gesù. Con insistenza la donna si permette di correggere il maestro: “È vero, eppure anche i cagnolini mangiano le briccole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. La fede della donna fa superare a Gesù i confini della sua missione storica.
È una pagina d’incomparabile bellezza e di respiro universale. 
L’insistenza pedagogica di Gesù nel suo storico e istituzionale rifiuto aiuta le stesse comunità cristiane a essere coerenti, non alle chiacchiere sempre meno persuasive, ma a una prassi davvero cattolica, cioè universale.
La contemporaneità ci impegna sempre di più a varcare tutte le soglie che cultura e storia hanno dominato un passato distante e spesso violento. La stessa realtà aquileiese si sostanzia di un messaggio, dove la salvezza è universale. Tutti sono figli di Dio. 
Il cammino, ogni cammino della fede, può iniziare nei modi più diversi, non ultimo quello umano di salute e sicurezza. Anche la fede che nasce da un bisogno può maturare fino ad accogliere la ‘salvezza’ come un dono dell’amore gratuito di Dio.
Ci conferma il brano di Isaia che annuncia l’accoglienza degli stranieri nella comunità dell’alleanza e il loro ingresso nel Tempio aperto a tutti i popoli. 
Il grido ‘cantato’ del Salmo lo conferma come opzione decisiva: “Popoli tutti, lodate il Signore”. L’universalità ha un costo molto alto, è un segno di libertà donata e costantemente rigenerata dallo Spirito. Paolo lo spera anche per l’Israele storico del suo tempo che ha rifiutato di riconoscere Gesù come Messia.
Le nostre comunità se non si sostanziano di quest’universalità, di fatto negano la sua ‘risurrezione’ e diventano sterili, come lo registra persino il quotidiano il “Messaggero Veneto”.
Ci rassicura il poeta reso gioioso dalla parola efficace di Gesù che salva: “Al sunôr di chê peraule, \ une fuarce puntuâl \ ‘l va incuintri a la frutine \ liberante da so mâl”.



 

Nel periodo di  Quaresima il commento è affidato a  un altro sacerdote



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