venerdì 25 dicembre 2015

25 dicembre 2015_Questo è un Natale nuovo_AUGURI!


QUESTO E' UN NATALE NUOVO



David Maria Turoldo


Sì, si è fatta troppa poesia sul Natale. 
Si è trasformata l’Incarnazione in un’orgia di consumo. Ma la saturazione del profano, la condanna del pretestuoso, dell’inutile sta diventando una conquista. Anche questo forse è un segno di nuovi tempi. Non è il caso di essere pessimisti. C’è tutta una gioventù cristiana che non ama più commuoversi a Natale. 
E il povero non si lascia più sedurre dal pacco di Natale. Provate voi a preparare il famoso pranzo per i poveri: certo, il barbone è sempre pronto ad approfittarne; ma perfino il barbone sa che deve mangiare tutto l’anno e non solo a Natale. 

Anche l’uomo della strada ormai conosce le cifre della vergogna. Lo sanno tutti che ogni anno nel mondo muoiono per fame milioni di uomini…. 
Allora? Quanti Natali nella tua vita! Forse cinquanta, forse settanta, ottanta! Duemila Natali! Ma ai Suoi occhi mille anni sono come un giorno che è già passato.

L’importante è che ogni anno succeda qualcosa e tu possa dire: ecco, questo è un Natale nuovo.

domenica 13 dicembre 2015

TUROLDO 2016_10_LA TERRA È DI DIO_Incontro di sabato 19 dicembre 2015


In occasione del centenario della nascita (22 novembre 1916) di padre David Maria Turoldo mons. Borgo ha scritto 12 articoli, uno per mese, per "Stele di Nadâl”l’almanacco della “Vita Cattolica” (settimanale dell’Arcidiocesi di Udine), dove spiega la vita e le idee del frate.

Sabato prossimo, partendo da Turoldo, parlerà del Giubileo e spiegherà il senso che aveva quando fu istituito nel febbraio del 1300, il senso che gli diedero i vari papi nel corso della storia, in particolar modo quelli dell'ultimo secolo (con i due Giubilei di papa Paolo VI e i due di papa Giovanni Paolo II), e il senso che ha per Papa Francesco che l’ha definito “della Misericordia”.

Qui sotto c’è il pieghevole dell’incontro.

Nel blog  10 bis c'è   l’indice degli articoli di Nicola Borgo su “Stele di Nadâl” e l’articolo del mese di gennaio.




sabato 12 dicembre 2015

TUROLDO 2016_10 bis_Articolo per “Stele di Nadâl 2016”_Mese di gennaio



Articoli di Nicola Borgo per “Stele di Nadâl 2016”


Gennaio_UN FRIULANO UNIVERSALE
Febbraio_ UNA VITA INTENSA
Marzo_ LA FEDE E LA CHIESA
Aprile_ LA RESISTENZA E LA DEMOCRAZIA
Maggio_ POVERTÀ E RICCHEZZA
Giugno_ LA PACE E IL MONDO DEI CONCULCATI
Luglio_ SOFFERENZA E DOLORE
Agosto_ LA MORTE
Settembre_ RAPPORTI CON IL FRIULI
Ottobre_ ANTROPOLOGIA E VISSUTO LITURGICO
Novembre_ ANTROPOLOGIA E VISSUTO LITURGICO
Dicembre_ L’UNIVERSALITÀ DEI SALMI




domenica 6 dicembre 2015

TUROLDO 2016_9_Articolo Nicola Borgo: "TUROLDO, QUALE POVERTÀ?"

Nicola Borgo ha pubblicato un articolo su padre Turoldo sul mensile dei comuni del territorio di Codroipo.

La rivista si può sfogliare al seguente link (l'articolo è a pag.20):
http://www.ilpontecodroipo.it/1039-ita-edizione-di-dicembre-2015.html


martedì 1 dicembre 2015

FEDERICO DE ROCCO e la guerra nell'abbazia di Sesto al Reghena (PN)

Nell'aprile del 2015 al Ridotto era stato presentato (con un convegno e una mostra) l'artista FEDERICO DE ROCCO, uno di 5 emeriti di Sedegliano, già presentato nel giugno 2014
(vedi blog dell'aprile 2015 e dell'8 giugno 2014).

Ora alcuni sui quadri sono in mostra nell'abbazia di Sesto al Reghena (PN)

“Con il piede straniero sopra il cuore. Europa 1943-1945: tre testimonianze friulane. Moretti, Ceschia, De Rocco”.

28 novembre 2015 - 10 gennaio 2016.
Abbazia Santa Maria in Sylvis a Sesto al Reghena

Mostra d’arte a cura di:
Presenza e Cultura e del Centro Iniziative Culturali Pordenone

INGRESSO LIBERO
Orari: giovedì/domenica/festivi 10 -12 e 15 - 19
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A Sesto al Reghena mostra sulla Seconda Guerra Mondiale, per aprire uno sguardo intenso non solo alle vicende dei campi di battaglia, ma anche ai massacri nei campi di concentramento, dove una razionale macchina organizzativa e burocratica fu messa al servizio della strage.
Anche la testimonianza dell’arte può gettare un fascio di luce su quegli anni di buio così tetro, ed è questo l’obiettivo della mostra organizzata in collaborazione con il Comune di Sesto al Reghena.

Info: 0434 365387 _ www.centroculturapordenone.it

 Il pordenonese Mario Moretti, l’udinese Luciano Ceschia e il sanvitese Federico De Rocco sono personalità note dell’arte del Novecento, accomunate da forti esperienze di guerra e reclusione nei campi d’internamento. «All’epoca – spiega il curatore della mostra, Giancarlo Pauletto – tutti e tre gli artisti avevano meno di trent’anni. Erano quindi impegnati nelle loro opere giovanili, già assai probanti di una maturità tecnica e culturale».

MARIO MORETTI (Reggio Emilia 1917 – Pordenone 2008) studiò all’Accademia di Venezia avendo come maestro Bruno Saetti, operò per molti anni come insegnante in area pordenonese, fu pittore, scultore, ceramista, orafo, allestì molte mostre personali, partecipò quattro volte alla Biennale di Venezia e fu presente anche alla Quadriennale di Roma. Militare e ufficiale, l’otto settembre 1943 è a Dubrovnik, da dove viene internato prima in Polonia, poi in due campi tedeschi non lontani dai confini danesi. Dalla prigionia riesce a riportare uno straordinario gruppo di disegni e acquarelli che testimoniano la vita nei campi in cui fu internato. Sono figure colte nella desolata solitudine delle baracche, distese sulle brande in atteggiamento d’abbandono, oppure raccolte attorno a un tavolo, o nei rari momenti di svago rappresentato soprattutto dalla presenza di strumenti musicali. Sono spesso figure isolate, ammalati in attesa della guarigione o, più probabilmente, della morte: qualcuno ha lo sguardo fisso, allucinato, altri sono fermi in attesa, qualcuno legge, qualcuno dorme. In un autoritratto Moretti si rappresenta con il berretto militare, la testa fasciata, la pipa in bocca, lo sguardo fisso in avanti. C’è uno smarrimento nel volto, che l’autore riesce ad oggettivare benissimo, testimonianza di una capacità di riflessione che le dure condizioni del campo non sono riuscite a spezzare, l’artista sopravvive nell’uomo, anzi, l’artista è, in questo momento, la forza stessa dell’uomo. Poi c’è lo sguardo all’esterno, sul breve, limitato paesaggio che dalle baracche può essere colto: magri alberi, torrette, scure costruzioni, binari, il bosco esterno come una specie di desiderio, le figure degli internati appoggiate qua e là, isolate, ognuna carica della sua pena, ognuna stretta alla sua sopravvivenza: tutto è fermo, bloccato nell’autunno e nell’inverno di questi paesaggi, la resistenza nella vita è una volontà sotterranea, ostinata, aspetta un futuro che non può crearsi da sola.

LUCIANO CESCHIA (Tarcento 1926 – Udine 1991) si formò nel disegno e nella pittura a contatto con Tiziano Turrin, valido pittore tarcentino, indi nella scultura con Antonio Franzolini a Udine. Fu prigioniero in Germania nel 1944-45, nel dopoguerra frequentò il liceo artistico a Venezia, poi interrotto; partecipò alle attività del gruppo neorealista friulano, fu presente nel 1962 alla Biennale di Venezia, allestì importanti mostre personali tra l’altro a Roma, New York Toronto, Vienna, operò con il ferro, con il cemento, con la pietra, con il marmo, fu eccezionale ceramista. Come spesso gli scultori, Ceschia fu un forte disegnatore, negli anni a cavallo del 1950 e poi lungo il decennio affrontò con impegno il tema partigiano e contadino, lasciando carte dal forte impatto chiaroscurale, a volte di grandi dimensioni, percorse da un tono epico e popolaresco. Importa all’artista mettere in evidenza, della resistenza contro il fascismo, la necessità morale, il fatto che si trattava di recuperare una dignità di popolo perduta, da ciò l’impianto largo di queste figure, anche quando si tratti di non grandi dimensioni. Di una simile forza l’artista dava contemporaneamente prova anche nella scultura: due terrecotte, in mostra, testimoniano di questa capacità, il ritratto di un capo partigiano e la potente, drammatica testa di un recluso, di un torturato: la volontà di dire diventa qui una maschera espressionista di formidabile capacità comunicativa.

FEDERICO DE ROCCO (Turrida di Sedegliano 1918 – San Vito al Tagliamento 1962) studiò a Venezia con Saetti, partecipò alle mostre del neorealismo, fu presente alla Biennale di Venezia e alla Quadrienale di Roma, fondò, assieme a Pier Paolo Pasolini e ad altri artisti ed intellettuali la celebre Academiuta di lenga furlana, collaborando all’altrettanto celebre Stroligut, per il quale diede disegni e incisioni. Militare, durante la guerra, sul fronte francese, dopo l’otto settembre riuscì a rientrare a San Vito, riportando dalla sua esperienza un gruppo di disegni che sono un pregevole diario dei tempi; successivamente si impegnò in una serie di opere aventi a tema i rastrellamenti tedeschi, le azioni partigiane, i lutti e le morti di quei tragici momenti. I disegni militari del 1942/43 colgono con immediatezza momenti di vita, sono, per così dire, esercitazioni a rendere la realtà nel suo peso e nell’accidiosa sospensione dei giorni di guerra. I disegni partigiani – che hanno tutti la natura dello studio, dell’impostazione che vorrebbe poi tradursi in opera finita, e in effetti alcuni di essi divennero oli su tela – hanno una drammaticità resa con grande efficacia, il Partigiano impiccato e il Partigiano ferito sono due prove di grande maturità, l’artista non ancora trentenne dimostra qui di aver trovato la sua strada, quella di un realismo profondamente antiretorico, atteggiamento che sarà proprio anche di tutta la successiva attività del pittore.