domenica 17 febbraio 2019

Articolo di Enzo Bianchi su "L'ESILIO DEL VANGELO DALLE NOSTRE CHIESE"

Articolo di Enzo Bianchi su "L'ESILIO DEL VANGELO DALLE NOSTRE CHIESE"



Don Nicola  Borgo, nelle  messe celebrate oggi, ha citato  un articolo di Enzo Bianchi, pubblicato sull'ultimo numero della rivista del monastero di Bose.

Pubblichiamo l'articolo che può anche essere scaricato cliccando qui sotto:

 https://www.monasterodibose.it/fondatore/articoli/articoli-su-riviste/12820-l-esilio-del-vangelo-dalle-nostre-chiese



L'ESILIO DEL VANGELO DALLE NOSTRE CHIESE

Da: “Vita Pastorale”- Rubrica “Dove va la chiesa”- Febbraio 2019

di ENZO BIANCHI


Scrivendo questa riflessione all'interno del la rubrica "Dove va la Chiesa?", ho la piena consapevolezza di pubblicare una forte denuncia sulla situazione della comunità dei cristiani nel nostro Paese. Stiamo, di fatto, vivendo e assistendo a una mutazione dell'essere cristiani; mutazione che dovrebbe inquietare molto quelli che "amano Gesù Cristo" e aderiscono al suo Vangelo. Tento, quindi, di individuare la causa di questa crisi e di leggere le gravi conseguenze che ne derivano.

Mi riferisco alla marginalità assunta, in questi ultimi anni, dalla liturgia all'interno della vita ecclesiale. Non mancano, certo, comunità nelle quali la liturgia è vissuta intensamente. Ma resta l'impressione che oggi, nella Chiesa italiana, la liturgia si trovi in un cono d'ombra rispetto a temi ecclesiali ritenuti centrali come la famiglia, i giovani, l'educazione, i poveri. E, più in generale, i temi morali e sociali. Anche l'approvazione della nuova edizione del Messale (in realtà, occorrerebbe parlare di una semplice revisione della traduzione dei testi), lo scorso novembre, da parte della Cei, è avvenuta in un clima di disinteresse e mancanza di attesa e di attenzione.
Cos'è successo? Perché questa stanchezza? Non è facile dare una risposta. Certamente, dopo l'entusiasmo per la riforma liturgica voluta dal concilio Vaticano II, s'è registrata una "battaglia liturgica" che non ha giovato, ma anzi ha stancato i credenti. Occorre, però, anche dire che è subentrata una grande diffidenza verso ogni rinnovamento liturgico. Al punto da impedire ogni legittima e autentica creatività, richiesta dalla riforma stessa. Oggi, la liturgia (peraltro ridotta alla sola celebrazione eucaristica), appare "ingessata" e poco curata. Quasi non meritasse l'impegno e le energie dedicate ad altre attività diaconali essenziali, ma generate e plasmate come evangeliche dalla liturgia stessa. I presbiteri non hanno molto tempo da dedicarvi. E i fedeli non la sentono più essenziale, non la ritengono più la fonte del loro agire quotidiano nel mondo. Va detto con franchezza: la sterilità della comunità cristiana nel produrre e adottare musiche e canti degni della liturgia cristiana, gli abusi praticati per rendere la liturgia mondanamente attraente e spettacolare, la sciatteria che non conosce l'ars celebrandi e la necessaria bellezza dei riti, rendono a volte la liturgia, non più Vangelo celebrato, ma un insieme di parole e gesti che non genera né fede, né speranza, né carità. E va riconosciuto: i tradizionalisti che denunciano, con asprezza e polemiche, introduzioni di stranezze nelle celebrazioni e nell'uso dello spazio liturgico sovente lo fanno con ragione.
Perché non si ha il coraggio di dire che alcune formulazioni liturgiche risultano ostiche e, ormai, incapaci di narrare il Dio di Gesù Cristo? E non è solo questione di linguaggio da adeguarsi e aggiornarsi, come nella traduzione del Padre nostro (con il «non ci indurre in tentazione» modificato in «non abbandonarci alla tentazione»), ma di orazioni e formule che, oggi, sono incapaci di far ardere il cuore di chi le ascolta o le ripete. Nella vita ecclesiale si registrano scollamenti e anche vere e proprie contraddizioni tra il linguaggio teologico-pastorale della catechesi, della predicazione con il linguaggio liturgico di testi che rispecchiano antichi modi, perlopiù medioevali, di sentire e vivere la relazione con Dio nella fede e nella preghiera.
Ma cosa si fa perché l'eucaristia domenicale sia qualcosa di vitale, di veramente comunitario, in grado di consentire il riconoscimento reciproco e una vera fraternità per quanti vi partecipano? Ascolto, silenzio, parola, canto, meditazione sono essenziali alla liturgia cristiana, ma occorre che questa sia anche segno di fraternità, gratuità, condivisione, antidoto alla solitudine e all'isolamento dominanti nella nostra società.
Se dunque manca questa centralità del Vangelo celebrato, se manca la fonte, che cosa ne deriva? Almeno due conseguenze. La prima è che la liturgia è sempre più evasa dalla maggior parte dei cristiani, specie i più giovani. Mentre "piccoli greggi" la vivranno in modo da sentirla solo come un patrimonio da conservare per la loro identità. Il bisogno postmoderno di conservare e commemorare spinge, purtroppo, a fare della liturgia del passato un "patrimonio immateriale" che va conservato.
Così si formano piccoli ghetti religiosi e liturgici, che si sentono custodi di un museo, non di una tradizione viva che, come una fonte, può dissetare gli uomini e le donne di oggi. Una liturgia che è valutata non tanto sulla sua capacità di far ardere il cuore, quanto sulla sua capacità di apparire solenne e religiosa, fornisce il senso di un'appartenenza sicura ma superficiale. Se la liturgia non è Vangelo celebrato, l'esistenza cristiana è ridotta a pratica rituale, che spinge a vivere senza un vero riferimento alla liturgia stessa, senza la sorgente della comunione con il Signore.
Ma c'è anche un'altra conseguenza. Se la liturgia diventa periferica nella vita del cristiano, allora quale spiritualità si può vivere senza questa fonte? Al riguardo, è significativo constatare che oggi i cristiani disertano le assemblee liturgiche ma tentano di vivere sempre di più "le spiritualità", fabbricandosi itinerari "fai da te". Ci stiamo accorgendo della deriva della spiritualità dei cristiani? Non è più la spiritualità che si nutriva alle fonti delle Sacre Scritture o dei padri della Chiesa, ma una spiritualità teista, con un riferimento al divino, non al Dio di Gesù Cristo. Una spiritualità concepita come etica terapeutica, tesa al benessere personale, allo stare bene con sé stessi e con gli altri nel quotidiano. Una spiritualità che dà conforto, ma non sta più sotto il primato della grazia e della salvezza che solo Dio può dare. È una spiritualità in cui si ripetono le beatitudini proclamate da Gesù, declinandole però solo a istanza morale, non come Vangelo, buona notizia...
Ecco, il venir meno della qualità "fontale" della liturgia nella vita dei cristiani provocherà debolezza della fede per molti. E fagociterà appartenenze culturali per altri. Crescerà il numero dei "cattolici del campanile". Cattolici senza vera appartenenza alla Chiesa eucaristica, anestetizzati nei confronti del Vangelo. E, sempre di più, altri percorreranno sentieri di spiritualità che ispirano l'autosalvezza, senza il primato della grazia e senza la dimensione escatologica.
In queste due possibili derive si potrebbero comprendere le denunce che papa Francesco ripete contro il pelagianesimo e lo gnosticismo, oggi riapparsi in nuove forme inedite, ma sempre ispirate dal rifiuto del primato del Vangelo e del mistero eucaristico, memoriale della vita, della morte, della risurrezione e della venuta gloriosa di Cristo, il Signore. Perciò, occorre più che mai una comunità cristiana che nella liturgia non permette l'esilio del Vangelo dalla vita ecclesiale.
 


martedì 1 gennaio 2019

1 gennaio 2019 _ Una "eglise-maison" a Udine: la chiesa di S. Maria Assunta realizzata da Mons. Nicola Borgo

1  gennaio  2019

Con l'avvio della pubblicazione dei testi che mons. Nicola Borgo realizza per la messa a Udine della domenica sera, pubblico l'articolo che avevo scritto nel 2014 per una rivista religiosa (THEMA n°3 / 2014 >> https://www.themaprogetto.it/ ), dato che il link,  che avevo inserito nel profilo di mons. Nicola Borgo,  non sembra più funzionare. 

Giorgio Ganis

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Dal QUADERNO QE12  pubblico  i  miei due articoli, l'articolo del progettista e  l'intervista a Nicola Borgo.

Giorgio Ganis




Gli articoli dell'architetto Giorgio Ganis:

>> La chiesa di Santa Maria Assunta nel contesto urbano

>> La chiesa nel contesto culturale del Concilio Vaticano II

CLICCA QUI >>  https://drive.google.com/file/d/1l56npN-mOXobJzSMV9N6AvMLZjMKIXbA/view?usp=sharing



L'articolo dell'ingegnere Alberto Caroncini, il progettista della chiesa:

CLICCA QUI >> https://drive.google.com/file/d/1-8EleKyR3ZN0nNKKBU9iNHZgXFcVNzrs/view?usp=sharing 



L'intervista a Nicola Borgo 


CLICCA QUI >>  
https://drive.google.com/file/d/124eZ87FjloczuJEBeydWBoqdqy4NguGW/view?usp=sharing



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CLICCA QUI SOTTO 

per collegarti a:

>>   un  articolo di Giorgio Ganis sul giornale friulano "Il Messagger Veneto" dell'ottobre 2013:

https://messaggeroveneto.gelocal.it/tempo-libero/2013/10/26/news/santa-maria-assunta-la-chiesa-casa-1.8000012 



>> una video intervista di don Borgo a TelePordenone  sulla chiesa di Santa maria Assunta

https://drive.google.com/open?id=16tS__hwmfcauFw76MnWneybqWGb4wVWf


1 gennaio 2019_Il CRISTO dell'artista Gianni Passalenti, nella cappella del Ridotto


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• IL "CRISTO" dell'artista Gianni Passalenti nella cappella del Ridotto

Al primo piano del RIDOTTO  c'è  una stanza adibita a cappella dove è collocato un  piccolo Cristo dipinto dall'artista udinese Gianni Passalenti, intitolato "Secondo a nessuno". 
Era stato donato a don Nicola Borgo quando era parroco nella chiesa di Santa Maria Assunta a Udine, per la chiesa provvisoria sorta a metà anni 1960.
Abbiamo trovato un articolo su una rivista d'Arte nazionale dell'ottobre 1968, firmato da Arturo  Toso, allora insegnante di filosofia al "Liceo classico Jacopo Stellini di Udine".
 Per le notizie sul RIDOTTO clicca qui  >>> https://ilridotto.blogspot.com/2002/11/

Per le notizie sulla chiesa di S. Maria Assunta clicca qui  >>>  https://ilridotto.blogspot.com/2019/01/01-gennaio-2018-una-eglise-maison-udine.html


    

sabato 22 dicembre 2018

VANGELO_ al 23 dicembre 2018_Commento di Nicola Borgo


Pubblichiamo i commenti al Vangelo della settimana, 
scritti da mons. Nicola Borgo per il
settimanale friulano "LA VITA CATTOLICA" 


 
Con domenica 21 novembre 2018 Nicola Borgo ha terminato la lunga collaborazione con il settimanale diocesano.

Dal 1 gennaio 2019 pubblichiamo il foglio che prepara per la messa domenicale nella chiesa di S. Maria Assunta a Udine.
 









Nelle domeniche di Quaresima don Nicola non scrive sul settimanale 
ma  solo per questo blog
 



 


Nelle domeniche di Avvento don Nicola non scrive sul settimanale 
ma  solo per questo blog



In ottobre, mese delle Missioni, don Nicola non scrive sul settimanale 
ma  solo per questo blog 



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A causa  di un  errore della redazione sul numero del 13 settembre 
è stato pubblicato  lo stesso articolo della scorsa settimana.
Pubblichiamo dunque il testo inviato in redazione.


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Il settimanale è in ferie per due settimane ma don Nicola ha ugualmente scritto il suo commento  per questo blog.

Domenica 27 agosto 2017
XXI DOMENICA T.O. a  
Is 22, 19-23 • Rm 11, 33-36 • Sal 137 • Vangelo Mt 16, 13-20

Più volte i profeti hanno amaramente denunciato individui che osteggiavano la loro opera o travisavano il loro messaggio (Ger 20, 1-6). Sebna era uno degli ufficiali di corte che aveva cercato di persuadere Ezechia a ribellarsi contro l'Assiria e a chiedere l'aiuto egiziano opponendosi così alla neutralità che Isaia proponeva con vigore. Come Assalonne (2 Sam 15, 1) il maestro di palazzo Sebna viaggiava su carri per mostrare il suo alto grado.
L'esperienza personale di Paolo, prima e dopo l'evento di Damasco, riconsidera la storia di Israele e quella degli uomini nella sua globalità: la corruzione e i danni conseguenti non avranno l'ultima parola perché inseriti e raccolti da una volontà di salvezza, quella di Dio in Gesù Cristo.
L'invito di Gesù ai discepoli è utilmente provocatorio: è indispensabile che ogni ricerca ed esperienza di lui maturi in una decisione perché solo a questo punto si stabilisce quel legame vitale che orienta la vita e genera salvezza.
Fra le varie connotazioni che vengono dalla cultura, dalla storia, soprattutto dall'ambiente in cui si vive e si giudica, è urgente approdare a una conclusione personale che innervi il proprio quotidiano.
Ogni esperienza, specialmente quella con una persona, ha bisogno della condivisione concreta: solo così la persona 'altra' diventa presente e può essere seriamente conosciuta.
Non si può discutere eternamente su Cristo: è necessario vivere una prassi concreta dove le scelte sono le stesse anche se i contesti storicamente diversi. La confessione di messianicità è attribuita da Gesù alla rivelazione divina.
Tra la ricerca personale intorno alla storia e al messaggio di Gesù di Nazareth e la convinzione certa che in lui si rivela il Figlio, c'è un salto di qualità: a un certo punto la ricerca non ha più senso come sforzo apologetico perché una luce improvvisa, donata, chiarisce ogni cosa e rende Gesù così prossimo, così vero, così evidente da muovere la volontà a una prassi di perfetta e profonda sintonia.
Il Salmo 137 ci invita a dire grazie. Non è facile: di solito abbiamo la convinzione che l'unica cosa certa e ragionevole sia la nostra solitudine. La preghiera nasce quando abbiamo il coraggio e corriamo il rischio di rapportarci a un ‘tu’.
Vi sono momenti in cui siamo in preda allo scoramento, non abbiamo più forza per continuare la fatica quotidiana. Aprirsi a Dio non vuol dire alienarsi, ma sentire una presenza solidale con il mistero della vita che non può non avere un fondamento e un compimento.
Siamo un potenziale prezioso, ma c'è il pericolo di consumare l'esistenza come possesso: ingigantire se stessi e adoperare gli altri è sterile. Considerarsi dono e vivere le qualità che si hanno come qualche cosa da offrire per la crescita delle persone e dell'ambiente in cui si vive, è fondamentale.

Il poeta ci aiuta a dare credito alle parole di Gesù a Pietro confessante: "E Gjesù: «Cheste scuvierte \ -soi content par te, Simon!- \ 'e no nas  de sô culture, \ par vê vût l'inspirazion, \ ma 'l è don di lûs dal Pari»."



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Domenica 20 agosto 2017
XX DOMENICA T.O. a  
 Is 56, 1. 6-7 • Rm 11, 13-15 . 29-32 • Sal 66 • Vangelo Mt 15, 21-28

Matteo in forma narrativa pone il tema della salvezza offerta ai pagani: è la fede, la porta d’ingresso che fa superare tutti gli steccati che, in quel momento storico, dividevano ebrei e pagani.
A Gesù si presenta una donna cananèa, pagana quindi, che nel bisogno è spinta dall’istinto materno a chiedere la guarigione della figlia tormentata da un demonio. 
Gesù non le rivolge neppure una parola. Anche l’insistenza dei discepoli che lo spingono a guarirla si rivela inutile. Alle pressioni reiterate della donna Gesù precisa l’indicazione programmatica della sua missione: “Non sono stato invitato che alle pecore perdute della casa d’Israele”.
A questo punto il dialogo di Gesù con la donna si fa serrato. “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”, precisa Gesù. Con insistenza la donna si permette di correggere il maestro: “È vero, eppure anche i cagnolini mangiano le briccole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. La fede della donna fa superare a Gesù i confini della sua missione storica.
È una pagina d’incomparabile bellezza e di respiro universale. 
L’insistenza pedagogica di Gesù nel suo storico e istituzionale rifiuto aiuta le stesse comunità cristiane a essere coerenti, non alle chiacchiere sempre meno persuasive, ma a una prassi davvero cattolica, cioè universale.
La contemporaneità ci impegna sempre di più a varcare tutte le soglie che cultura e storia hanno dominato un passato distante e spesso violento. La stessa realtà aquileiese si sostanzia di un messaggio, dove la salvezza è universale. Tutti sono figli di Dio. 
Il cammino, ogni cammino della fede, può iniziare nei modi più diversi, non ultimo quello umano di salute e sicurezza. Anche la fede che nasce da un bisogno può maturare fino ad accogliere la ‘salvezza’ come un dono dell’amore gratuito di Dio.
Ci conferma il brano di Isaia che annuncia l’accoglienza degli stranieri nella comunità dell’alleanza e il loro ingresso nel Tempio aperto a tutti i popoli. 
Il grido ‘cantato’ del Salmo lo conferma come opzione decisiva: “Popoli tutti, lodate il Signore”. L’universalità ha un costo molto alto, è un segno di libertà donata e costantemente rigenerata dallo Spirito. Paolo lo spera anche per l’Israele storico del suo tempo che ha rifiutato di riconoscere Gesù come Messia.
Le nostre comunità se non si sostanziano di quest’universalità, di fatto negano la sua ‘risurrezione’ e diventano sterili, come lo registra persino il quotidiano il “Messaggero Veneto”.
Ci rassicura il poeta reso gioioso dalla parola efficace di Gesù che salva: “Al sunôr di chê peraule, \ une fuarce puntuâl \ ‘l va incuintri a la frutine \ liberante da so mâl”.



 

Nel periodo di  Quaresima il commento è affidato a  un altro sacerdote