venerdì 1 novembre 2002

2002_Nasce IL RIDOTTO nella seconda casa dei Turoldo

IL RIDOTTO NELLA SECONDA CASA DEI TUROLDO

IL RIDOTTO nasce nel ottobre 2002.

Questo è il racconto dell’artefice, don Nicola Borgo:

“Dopo il recupero conservativo della casa natale di padre David a opera dell'Amministrazione comunale di Sedegliano, l'uso della stessa ha soprattutto un carattere di incontri di rappresentanza: ci sono altri usi che amministrazione comunale e Associazione decidono.
Per far vivere Turoldo ho pensato che a Coderno debba nascere un vissuto che diventi punto di riferimento concreto per persone, gruppi, movimenti, che sia in qualche modo una traccia di quello a cui p. David aveva dato vita a Fontanella di Sotto il Monte (Bergamo).
A questo scopo nell'ottobre 2002 ho acquistato la seconda casa dei Turoldo, in piazza Cavour  4, accanto alla chiesa parrocchiale.

Ci sarà quindi una vita insieme con tre indirizzi fondamentali:

- spirituale
- liturgico- culturale
- caritativo

Lo spirituale-liturgico ha a disposizione tutta la produzione saggistica e poetica di p. David; l'indirizzo culturale si misurerà con l'attualità a partire dalla testimonianza di p. David che ha attraversato quasi tutto il Novecento, tenendo conto di altri personaggi decisivi nella storia nostra come i conterranei Tiziano Tessitori e Gilberto Pressacco, nonché i molti altri personaggi di rilievo religioso, artistico e civile.
Per il servizio di carità un'opzione può essere fatta in favore di studenti immigrati che, avendo un ambiente di accoglienza e potendo frequentare studi superiori e Università, saranno in grado di servire con una professionalità umana e civile il loro paese d'origine (l'Europa è ricca di queste esperienze).

Una convivenza quindi … un centro Ricerca con alcuni ambienti d'accoglienza dove sono dominanti:

- una grande aula per le riunioni
- una biblioteca-archivio
- un luogo per le refezioni
- uno spazio raccolto, all'aperto.

L'immobile acquistato nei prossimi mesi sarà preparato con le indicazioni progettuali indicate.
Penso che sia importante incominciare a rendere attivi almeno gli ambienti comuni.
I mezzi economici, per precisa volontà, non vengono da enti pubblici, ma solo dalla gratuità delle persone che vogliono partecipare.
Sono convinto che p. David solo così potrebbe gradire un vissuto che continui la sua testimonianza.”
                                                                                 Don Nicolino Borgo_novembre  2002



L’intervento si articola in due momenti:

1. Ristrutturazione della vecchia casa

2. Ampliamento della stessa con annessione di un nuovo fabbricato


1. Ristrutturazione della vecchia casa

La vecchia casa situata nella piazza centrale di Coderno appartiene alla tipologia delle case rurali (è stata costruita a metà del XIX secolo,) e pur non avendo caratteristiche architettoniche di rilievo, è una costruzione che merita di essere salvaguardata.

La vecchia casa ospiterà i seguenti ambienti:
-    Pian terreno _ Attraverso la porta principale si avrà accesso al primo spazio collettivo adibito a soggiorno e cucina comuni (mq. 90) dal portico si potrà direttamente entrare nel cortile e immediatamente nel secondo spazio collettivo (nuova costruzione) che si trova a pian terreno: si tratta della sala polifunzionale che potrà essere adibita a conferenze, concerti, proiezioni, rappresentazioni teatrali … (circa mq. 100). Adiacenti a questa sala, saranno collocati la segreteria e i servizi.

-      Primo piano _ Salendo i gradini di una scala esterna si accede al primo piano, dove si trovano gli spazi a uso privato. Su un lungo corridoio si affacciano 4 camere doppie, ognuna con proprio bagno; in fondo al corridoio si trova il primo piano di un piccolo appartamento (mq. 40) destinato a chi si occuperà della gestione pratica del centro ".

-      Secondo piano _ Con la stessa rampa di scale si accede al secondo piano dove, per quanto concerne gli spazi a uso privato, sono situate due camere di cui una singola ed una più grande che può accogliere 4 persone. Su questo piano c'è anche uno spazio a uso collettivo destinato a biblioteca ed archivio di circa mq. 50. In fondo al corridoio si trova il secondo piano del piccolo appartamento.

2. Ampliamento della stessa con annessione di un nuovo fabbricato

Si tratta di uno spazio che al pian terreno occupa circa 100 mq. e che si sviluppa "verticalmente" con posti a sedere disposti su gradinate. Sarà una sala polifunzionale adatta a conferenze, rappresentazioni teatrali, concerti e proiezioni audiovisive. La tipologia costruttiva risponde a criteri di essenzialità e funzionalità: si prevede l'uso di travi lamellari che andranno a definire la copertura dell'edificio che sarà in muratura con il "rinforzo" di alcuni pilastri necessari per sostenere la struttura del solaio di copertura.

Ambiente esterno

L'area verde occupa circa 1000 mq. e saranno articolati in modo di creare un forte inserimento del centro turoldiano nel tessuto sociale di Coderno.


La costruzione principale è salvaguardata totalmente dal punto di vista architettonico perché si vuol rispettare il contesto di paese rurale in cui si trova: con la precisa volontà di far "vivere" la casa nel paese. In quest'ottica quindi s’intende mettere in relazione ciò che accade all'interno con l'esterno; la casa non è avulsa dal territorio, non è centro culturale per pochi eletti, ma è una casa di Coderno che ha una vita e che apre le sue porte a tutti quelli che vogliono fare esperienza di condivisione. Nell'area verde troverà posto anche uno spazio collettivo per incontri all'aperto.


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I lavori sono iniziati nel settembre 2004  e si sono conclusi nell'aprile 2008.

È stato poi acquistato il terreno retrostante l'edificio, verso il cimitero (che ha pronto il luogo per un'eventuale trasferimento della salma di padre Turoldo), ed è stato trasformato in un parco, inaugurato nel maggio 2013, e liberamente usufruibile dalla popolazione.

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IL RIDOTTO _ giugno 2015



IL RIDOTTO _ oggi_23 aprile 2015
 Foto ARC Montenero 59973 _ 23 aprile 2015

IL RIDOTTO _ anni 1960


PIAZZA CAVOUR in un dipinto di Otto D'Angelo


 IL CATASTO NAPOLEONICO _ 1832


 1832 _ La casa ancora non c'è


LA CASA DEI TUROLDO _ Prima dei lavori _ Gennaio 2004


LA CASA DEI TUROLDO _ Autunno 2004 _ Iniziano i lavori



domenica 22 novembre 1998

La "casa natale" di padre Turoldo, ristrutturata nel 1995-96

La "casa natale" di padre Turoldo,
restaurata e  ristrutturata tra il 1995 e il 1997, nel 1998, nell'occasione del convegno annuale su padre David,  fu inaugurata e consegnata alla “Associazione padre David Maria Turoldo” come sede.

Nel 1998 il poeta-ingegnere Angelo Pittana (detto Agnul di Spere) ha scritto un articolo:




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Dal libro “L’UMILE PORTA”  abbiamo tratto la cronistoria della casa.




Da: AAVV_“L’UMILE PORTA”_Sedegliano (UD) 1998


LA CASA PATERNA DI PADRE DAVID A CODERNO DI SEDEGLIANO

Coderno, dove padre David è nato nel 1916 è una piccola frazione del Comune di Sedegliano a circa 20 Km. Da Udine.
La casa della sua famiglia era compresa in un cortile, tipica organizzazione della civiltà contadina; il corpo di fabbrica in cui si stagliava il portico di ingresso era adibito ad abitazione, mentre nel cortile, improntato a grande semplicità ed essenzialità erano sistemate le costruzioni ad uso rustico e agricolo.
La casa era composta da una cucina al piano terra, da due camere da letto al primo piano e da un sottotetto, funzionante da magazzino: essa è giunta quasi intatta fino a nostri giorni ed è stata donata dall’ultimo proprietario al Comune di Sedegliano con lo scopo di ricordare p. David.
Il Comune, con il contributo della Regione Friuli V.G., ha provveduto ad accorpare altri locali a quelli della famiglia Turoldo: si è ottenuto in questo modo un nucleo significativo, indipendente dal resto del complesso edilizio, avente una superficie di circa mq. 100 per tre piani.
Sono stati quindi eseguiti, negli anni ’95-’96, i lavori di ristrutturazione-restauro, che hanno comportato una spesa di circa 500.000.000.
Tutto questo è potuto accadere per la determinazione di un gruppo di amici friulani che hanno dato vita ad una Associazione culturale e di documentazione avente per oggetto l’opera di padre David e la civiltà contadina del Friuli…
Le linee guida del progetto e dei lavori sono state le seguenti: dal punto di vista estetico-architettonico operare nella fedeltà alla semplicità e “povertà” della casa Turoldo, eliminando ove possibile le modifiche eseguite nel corso degli anni; dal punto di vista funzionale realizzare un edificio rispondente ai due requisiti principali di conservare un luogo di “memoria” e di realizzare spazi adatti ad un centro di documentazione e divulgazione culturale.
A lavori ultimati credo che in gran parte gli obiettivi siano stati raggiunti. Infatti i vani disponibili sono stati destinati ai due suddetti requisiti come segue.
Il locale ex cucina a piano terra e la camera soprastante, lasciate intatte e spoglie, ricorderanno la casa Turoldo di quel tempo.
Il resto della costruzione è stato ristrutturato in modo funzionale alla destinazione di centro culturale: comprende un vano a piano terra con ingresso indipendente (l’attuale segreteria e accoglienza), un vano scala-servizi con ingresso dal portico centrale al piano terra, attraverso il quale si raggiungono due vani al primo piano e un salone al sottotetto dove potranno svolgersi le attività dell’associazione.

– dall’articolo di Agostino Crippa


NOTE STORICHE

La consultazione dell’Archivio di Stato di Udine, in cui sono conservati il “Catasto Napoleonico” (1832) che il “Catasto Austriaco” (1851) ha reso ha reso possibile l’individuazione di alcune coordinate per una ricostruzione storica dell’assetto proprietario della casa natale di p. David Maria Turoldo…Nel luglio 1868 avviene la divisione dei beni tra fratelli dalla quale si capisce che Pietro, nonno di fra Davide, entra in possesso di una frazione di particella che corrisponde all’attuale casa (ora sede dell’associazione). Stando agli atti esaminati e per quanto riguarda l’attribuzione di una probabile data di fine costruzione del fabbricato che include la casa di p. D.M.T., si può dedurre che questa è compresa fra il 1867 e 1870.

– dall’articolo di Valdi De Michele








LE SCELTE TECNICHE DEL PROGETTISTA

L’edificio che comprende quella che fu l’abitazione della famiglia di padre Davide Maria Turoldo e di lui stesso negli anni dell’infanzia è un esempio rappresentativo di un tipo edilizio ampiamente diffuso nella pianura friulana, che si inserisce in un contesto insediativo altrettanto tipico qual è il sistema delle corti rurali”. I materiali sono quelli comuni all’edilizia rurale tradizionale dell’alta pianura friulana: per le murature, ciottoli ricavati dagli aridi terreni circostanti misti a scaglie di cotto di risulta, legname sommariamente squadrato per i solai e per la struttura del tetto, pianelle e coppi laterizi per il tetto, mattoni per le rifiniture degli stipiti di portoni e finestre; l’intonaco è usato con molta parsimonia soprattutto per gli interni; la muratura in ciottoli a vista, dettata da ragioni di economia, assume nella sua essenzialità e sincerità strutturale, un valore espressivo particolarmente incisivo.
L’operazione di recupero dell’edificio si presentava piuttosto complessa, dovendosi tenere in considerazione esigenze in certa misura contraddittorie. Da Un lato c’era l’esigenza di una conservazione allo stato presente, o meglio allo stato ipotetico relativo all’epoca in cui p. Turoldo vi aveva vissuto, o quanto meno della parte da lui abitata; dall’altro la volontà di utilizzare l’immobile quale sede di attività culturali ispirate al frate, con conseguente necessità introdurre una certa quota di elementi innovativi. Scartata l’ipotesi di procedere a un totale restauro strettamente conservativo dell’edificio riferito ad un preciso momento storico, d’altra parte difficilmente identificabile, che non avrebbe consentito la sua agibilità per i fini desiderati, si optò per la necessità di far coesistere comunque le due esigenze. Quindi nel totale rispetto dell’impianto strutturale originario sono state introdotte alcune modifiche distributive dettate dalla nuova funzione che l’edificio assumeva. Nelle stanze dell’abitazione di p. Davide sono stati conservati gli intonaci originali ed i serramenti di porte e finestre (accuratamente restaurati) e non sono stati introdotti impianti all’infuori di una presa di corrente per ciascuna stanza. Per quanto riguarda invece il resto dell’edificio gli intonaci interni sono stati rinnovati, i serramenti sono stati rifatti nelle forme tradizionali ma con caratteristiche tecniche atte a garantire un adeguato livello di funzionalità, sono stati inoltre introdotti gli impianti tecnici indispensabili. I pavimenti sono stati tutti rifatti, in cotto per il piano terreno, in legno per i piani superiori; il rifacimento è stato esteso anche all’abitazione Turoldo per il pessimo stato di conservazione dei pavimenti esistenti. Anche l’area esterna, comprendente il vicolo cieco di accesso, ha avuto una dignitosa e sobria sistemazione con acciottolato, corsie in semplici piastre cementizie e muretto di recinzione sul lato ovest in ciottoli e mattoni.

– dall’articolo di Enzo Pascolo


BREVE CRONISTORIA DA CODERNO

Anno 1989
In uno degli ultimi suoi ritorni in Friuli, giunto alla casa paterna e trovata la porta aperta, p. David si è sentito invadere dai ricordi ed è scoppiato in pianto. Ecco nascere allora i primi versi della poesia “Ancora infatti l’umile porta…” che inedita leggerà lui stesso a Sedegliano l’anno dopo nel suo 50° dell’ordinazione sacerdotale. Ecco che quella commozione suggerì a Silvano Sottile e Luciano Beano, con alcuni altri amici, di acquistare l’edificio e quindi donarglielo. Si giunse allora ad una promessa di vendita con gli allora proprietari Aldo Marigo e Ottorino Turoldo. Successivamente la proposta di acquisto venne fatta propria dal Sindaco di Sedegliano e dal Presidente della Provincia di Udine.

Anno 1990
Padre Davide è a Sedegliano per festeggiare il suo 50° anno di sacerdozio, e in quell’occasione, inaspettatamente, Aldo Marigo comunica al Sindaco di voler donare la sua parte della casa natale al Comune di Sedegliano. L’annuncio pubblico di questa intenzione fu fatto proprio in presenza di David Maria che esclamò: “Ma io non sono mai partito… da questa terra attingo linfa”.

Anno 1991
Anche la comunità natia di Coderno vuole celebrare nella sua chiesa p. David, proprio in concomitanza del “rinnovo della chiesa” parrocchiale (come scrisse al Sindaco in una sua lettera) alla quale i fratelli Turoldo doneranno un nuovo altare “coram populo”. In questo anno la delibera del Consiglio Comunale accetta la donazione e il 24 dicembre 1991 viene stipulato l’atto ufficiale notarile.

Anno 1993
La Regione Friuli V.G. promulga una legge di finanziamento, presentata dal consigliere Dominici, (e richiesto dall’Amministrazione Comunale di Sedegliano) per interventi riguardanti la casa natale di p. David Maria Turoldo ed relativo compendio immobiliare, nonché l’utilizzo dell’edificio per finalità culturali. L’arch. Enzo Pascolo e l’ing. Ivano Rabassi furono incaricati dei progetti di recupero dello stabile, con la collaborazione per l’approvazione della Soprintendenza alle Belle Arti di Udine.

Anno 1994
Viene approvato il progetto con la collaborazione dell’associazione Turoldo che tramite gli arch. De Michieli e Asquini definiscono i criteri del recupero: “una parte di casa Turoldo deve rimanere integra, quale memoria storica del vissuto, ed il rimanente compendio, pur recuperato nella sua integrità originale dove possibile, deve essere usato come centro culturale”. Viene quindi erogato il contributo regionale e l’ Amministrazione Comunale di Sedegliano acquista l’intero fabbricato e indice la gara per i lavori.

Anno 1995
Vengono iniziati i lavori da parte dell’impresa Del Bianco. L’anno dopo viene sistemata l’area antistante alla casa Turoldo.

Anno 1997
Nell’occasione del convegno annuale su p. David, viene inaugurato l’edificio e consegnato all’associazione p. David Maria Turoldo come sede della stessa.

– dall’articolo di Francesco Pozzo


LA CASA
Una casa friulana di fine ottocento spartita da un grande portone che la attraversa e la divide quasi in parti uguali approdando ad un cortile interno che la raccoglie aprendola al sole di mezzogiorno; frutto di un gran numero di sassi di fiume ordinati da schegge di coppi imbevute di malta; ravvivata discretamente da lineari finestre poste quasi a raddolcire la solidità della massa muraria, a rischiarare gli interni avidi di luce; fasciata da scale esterne con poggioli di legno, necessario accesso alle camere, più che ornamento, luogo di maturazione di alcuni fra i pochi e sudati raccolti che trovavano collocazione nel solaio; arricchita nel portico da porte d’accesso segnate da sobri ornamenti di mattone nell'arco e negli stipiti; parcellizzata in povere e anguste stanzette ricavate dalle divisioni familiari nel susseguirsi delle generazioni sempre più povere e ricche di figli: questa la casa dove è nato David Turoldo nella sua originaria struttura e riproposta a noi nel ripristino a “memoria e centro culturale”.
Ambiente, forme, materiali hanno lasciato in Turoldo una traccia indelebile e sono diventati simboli, archetipi, memorie e trasfigurazioni di un modo d’essere, di pensare, di vivere.
I sassi prima di tutto: questo cumolo informe che “ordinato” diventa parete, casa, realtà che ospita, che raccoglie, che protegge. Sparsi, diversi, estranei, se raccolti, se messi insieme ordinatamente diventano “casa”, realtà condivisa e che condivide affetti, gioie, fatiche, speranze.
Il sasso diventa idealmente “pietra” quando una connotazione antropologica la usa come metafora di una modalità d’esistenza: “forte come una pietra”, “solido come una pietra”; le stesse parole possono essere una pietra: scarne, essenziali, efficaci, dirompenti; una ulteriore simbiosi può accomunare uomini, parole, pietre. Il portone con il suo sottoportico, questo grande “foro” che dice approdo e apertura, che accoglie, mette insieme, prepara coralmente ad una sosta corale, ad uno scambio, ad una crescita partecipe e condivisa.
Il portone a cui si arriva, che attraversa il corpo del fabbricato, che immette in una corte può indicare un itinerario, un percorso che nelle accezioni più compiute può evocare un pellegrinaggio che è esodo e promessa insieme.


Armonia tra persone e creature viventi, che vivono come ospiti che si servono, nel rispetto vicendevole.





Aggiorniamo con alcune nuove foto di Giorgio Ganis del 14 settembre 2016.